La risata è uno dei meccanismi più affascinanti del cervello umano. Secondo le neuroscienze, ridiamo quando percepiamo un’incongruenza inaspettata che si risolve in modo sorprendente ma logico. Il nostro cervello ama i pattern prevedibili e quando questi vengono sovvertiti in modo brillante, si attiva il sistema di ricompensa cerebrale. L’umorismo nasce proprio dall’incontro tra aspettativa e sorpresa: ci aspettiamo una cosa e ne arriva un’altra, completamente diversa ma perfettamente sensata nel contesto narrativo. È per questo che le barzellette costruite con escalation progressive e colpi di scena finali funzionano così bene. La dopamina viene rilasciata e noi scoppiamo a ridere, liberando endorfine che ci fanno stare bene.
La barzelletta di Persichetti
Un ricco e importante uomo d’affari un giorno ha l’onore di ricevere in visita nientemeno che il presidente della Repubblica. Durante la visita il presidente si mostra interessato alla sua produzione, tanto che il ricco imprenditore lo accompagna a vedere le sue fabbriche. Ad un certo punto, il presidente scorge in un piccolo angolo un operaio intento a lavorare. Si avvicina, questi si gira ed esclama tutto felice: “Ciao vecchio mio! Quanto tempo che non ci si vede!” E il presidente: “Persichetti! Ma dov’eri finito? Se passavi da me ti avrei dato un posto!” e baci e abbracci. L’uomo d’affari guarda questa scena sbigottito. Una volta partito il Presidente, fa chiamare il Signor Persichetti e gli chiede: “Mi scusi, ma lei conosce il Presidente della Repubblica?”. “Eh sì, andavamo nella stessa scuola tanti anni fa… è un simpaticone…”. “Signor Persichetti, lei adesso è promosso a Operaio Qualificato”.
Circa un mese dopo, in quella fabbrica arriva il presidente degli Stati Uniti d’America. Girando per i capannoni, scorge un operaio intento nel suo lavoro. Gli si avvicina, questo si volta: “PERSICHETTI! Quanto tempo!” e lui: “Oh… Vecchio matto! Cosa ci fai qui?”. E baci e abbracci a non finire. Una volta partito, l’uomo d’affari chiama il Signor Persichetti: “Ma come? Lei conosce anche il presidente degli Stati Uniti?”. “Eh, sa, io da giovane sono stato in America e ho conosciuto molte persone…”. “Basta, basta. Lei ora è promosso a Dirigente”.
Il mese dopo viene in visita Bill Gates. Mentre visita la fabbrica scorge un volto familiare: “PERSICHETTI! Quanto tempo!”. “Bill! Ma sei proprio tu?” e anche qui baci e abbracci. L’imprenditore fa chiamare Persichetti: “Ma tu conoscevi pure Bill Gates?”. “Sa, abbiamo fatto l’Università insieme!”. “Ora basta. Persichetti, sei il mio braccio destro. Dammi pure del tu!”.
La vita di Persichetti cambia radicalmente. Viaggi d’affari uno dopo l’altro. Un giorno capitano a Roma, e una volta concluso un convegno, l’uomo d’affari dice: “Ascolta, Persichetti, io devo andare a comperare un ricordino per mia moglie” e Persichetti: “Ecco, e io invece devo andare a trovare un amico… troviamoci tra un’ora in Piazza San Pietro!”.
Dopo un’ora, l’uomo d’affari arriva in Piazza e la trova affollata: il Papa sta per uscire a dare la benedizione. Si aprono le finestre, e ne esce il Papa con, al fianco, PERSICHETTI, vestito di bianco. L’uomo d’affari sta per avere un mancamento. Ad un tratto si sente tirare per la giacca, si volta, e c’è un giapponese che chiede: “Mi scusi, potrebbe dirmi chi è quel signore vestito di bianco vicino a PERSICHETTI?”.
Perché questa barzelletta ci fa ridere
L’intera struttura narrativa è un crescendo perfetto che ribalta completamente le aspettative. Inizialmente siamo portati a stupirci delle conoscenze altolocate di un semplice operaio, ma il finale capovolge tutto: Persichetti è talmente famoso che persino il Papa diventa “quello accanto a lui”. Il turista giapponese rappresenta il punto di vista esterno che conferma quanto l’escalation sia arrivata al parossismo. Non chiede chi sia il Papa, ma chi sia l’uomo accanto a Persichetti, ormai diventato il vero personaggio illustre della storia.
