Quando un bambino sviluppa un attaccamento così intenso verso il nonno da manifestare ansia da separazione, ci troviamo di fronte a una dinamica familiare complessa che coinvolge tutti: il nonno si sente schiacciato tra l’affetto per i nipoti e il bisogno di preservare i propri spazi, i genitori percepiscono una sorta di scalzamento del loro ruolo, e i bambini vivono un disagio emotivo reale. Ma da dove nasce questa dipendenza e soprattutto, come si può riequilibrare senza spezzare un legame prezioso?
Perché tuo figlio non riesce a stare senza il nonno
La dipendenza emotiva che un bambino sviluppa verso una figura diversa dai genitori raramente nasce dal caso. Secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby, i bambini cercano sicurezza nelle figure che percepiscono come più disponibili emotivamente e prevedibili. Se il nonno rappresenta questa costante rassicurante, mentre tu magari ti mostri più stressato, meno presente o incoerente nelle tue risposte, tuo figlio opera una scelta istintiva di sopravvivenza emotiva.
In alcuni casi, questa dinamica si innesca quando i nonni hanno assunto un ruolo genitoriale troppo marcato: magari sono stati i principali caregiver durante i primi anni di vita, la figura di riferimento durante separazioni o momenti difficili della famiglia, oppure hanno offerto un tipo di accudimento particolarmente indulgente che contrasta con le regole più rigide che tu stabilisci. Il bambino, in sostanza, ha costruito la sua base sicura attorno al nonno, identificandolo come la figura primaria che fornisce protezione.
Quello che spesso sfugge è che questa dipendenza si autoalimenta attraverso un meccanismo triangolare. Il nonno, mosso da affetto genuino, tende a rispondere immediatamente al pianto del nipote, rinforzando involontariamente il comportamento ansioso. Tu e il tuo partner, sentendovi esclusi o inadeguati, potreste reagire con risentimento verso il nonno o con sensi di colpa, trasmettendo ai bambini ulteriore insicurezza. I piccoli, percependo le tensioni, intensificano l’attaccamento all’unica figura che sentono stabile: ancora il nonno.
Come riequilibrare il legame senza traumi
Il nonno deve fare un passo indietro
Il nonno deve compiere un atto di amore profondo: sottrarsi gradualmente dalla posizione di figura principale, non per abbandono ma per permettere ai bambini di sviluppare resilienza. Questo significa annunciare le partenze con anticipo, usando rituali prevedibili come “Il nonno adesso va a fare la spesa, torno quando le lancette sono qui”. La prevedibilità riduce l’ansia perché il bambino impara che l’assenza è temporanea e gestibile.
È fondamentale evitare di prolungare i saluti o di tornare indietro se il bambino piange, perché questo insegna che il pianto è uno strumento di controllo efficace. Un trucco che funziona davvero è lasciare un oggetto transizionale personale, come una sciarpa o un cappello, che il bambino possa tenere durante l’assenza. Questo oggetto diventa un ponte rassicurante tra la presenza e l’assenza del nonno.
Altrettanto importante è che il nonno valorizzi verbalmente i genitori davanti ai nipoti, rinforzando la loro autorevolezza con frasi come “Adesso chiedi alla mamma, lei sa cosa è meglio per te” oppure “Il papà ha ragione, si fa come dice lui”.

Genitori e nonni devono trovare un accordo
Tu e i nonni dovete sedervi a un tavolo, senza i bambini, per negoziare un nuovo equilibrio. Questa conversazione richiede che ciascuno lasci da parte il risentimento e l’orgoglio ferito. Devi riconoscere il contributo fondamentale dei nonni senza sentirti minacciato, mentre loro devono accettare di ridimensionare la loro presenza senza interpretarlo come un rifiuto del loro affetto.
Un accordo pratico potrebbe prevedere giorni fissi in cui il nonno è disponibile e altri in cui deliberatamente non lo è, creando una routine prevedibile che aiuta i bambini a gestire l’attesa. La prevedibilità è un elemento chiave: quando un bambino sa che il nonno viene il martedì e il venerdì, impara a organizzare emotivamente la settimana e sviluppa la capacità di attendere.
Aiuta tuo figlio a tollerare la frustrazione
I bambini che non hanno sviluppato la capacità di gestire piccole separazioni saranno adulti fragili. Permettere loro di sperimentare il disagio temporaneo dell’assenza del nonno, sostenuti da te, è un regalo per il loro futuro. Puoi aiutarli in diversi modi.
Prima di tutto, nomina le emozioni senza sminuirle: “Vedo che sei triste perché il nonno è uscito, è normale sentirsi così”. Questa pratica aiuta i bambini a riconoscere e gestire quello che provano. Offri distrazioni strutturate piuttosto che consolazioni immediate: proponi un gioco, un’attività creativa, una passeggiata. L’obiettivo non è far dimenticare il nonno, ma insegnare che si può stare bene anche senza di lui.
Celebra i momenti in cui tuo figlio gestisce l’assenza con più serenità: “Oggi sei stato bravissimo, il nonno era via e tu hai giocato tranquillo”. Questo rinforza i comportamenti positivi. Infine, crea rituali alternativi che non coinvolgano il nonno: la merenda speciale con te, la lettura della sera con l’altro genitore, il sabato mattina al parco solo voi tre.
Quando la situazione richiede un professionista
Se nonostante questi accorgimenti tuo figlio manifesta sintomi di ansia significativi come disturbi del sonno, regressioni comportamentali o rifiuto di frequentare luoghi senza il nonno, è opportuno consultare un professionista dell’età evolutiva. A volte, dietro un attaccamento eccessivo si nascondono ansie più profonde che richiedono un supporto specialistico.
Trasformare questa sfida in un’opportunità significa riconoscere che i confini sani non indeboliscono i legami, li rendono sostenibili nel tempo. Un nonno che riesce a essere presente senza essere indispensabile regala ai nipoti la sicurezza vera: quella di avere radici profonde ma anche ali per volare. E tu, come genitore, riconquisti il tuo ruolo centrale senza dover competere con nessuno, ma costruendo insieme una rete affettiva equilibrata dove ciascuno ha il suo posto prezioso e insostituibile.
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